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Solo in Cartolina

Solo in Cartolina è una campagna pro bono e indipendente, nata da una chiacchierata a fine giugno tra un gruppo di quattro amici: Michela, Nicole, Pietro e Verdiana. Veniamo tutti da agenzie digitali, creative, di marketing, di design. Sentiamo tutti che da un grande (o piccolo) portfolio deriva una grande responsabilità. Il creativo non è un eroe, ma forse sa costruire efficaci ed esteticamente apprezzabili richiami per eroi.

Come nasce un’idea

Il 29 giugno di quest’anno il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, dichiarò che “Le ong avrebbero visto l’Italia solo in cartolina”. A differenza di quanto afferma il Ministro, le politiche di deterrenza, attuali, per quanto riguarda il soccorso in mare dimostrano che a fronte di una modesta riduzione degli sbarchi il numero di morti e dispersi in mare è aumentato esponenzialmente. In un contesto come questo, le operazioni di salvataggio da parte delle ong sono assolutamente necessarie.
Noi abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa, di dar vita alle nostre idee, quello che ci ha fatto spronare è stata l’inerzia attorno a noi su questo argomento. Volevamo chiamare la comunità a schierarsi.

E’ stata una campagna lampo, in sole tre notti abbiamo creato Solo in Cartolina: una brand identity, una linea editoriale, un sito internet e tre social network.

La rotta si è delineata strada facendo, così come la ciurma, durante la campagna abbiamo chiesto aiuto ad altri nostri amici, in supporto delle varie attività che abbiamo svolto e programmato.
La campagna è stata lanciata il 10 luglio con una chiamata alle armi in cui abbiamo chiesto a tutti i creativi d’Italia di realizzare delle cartoline di dissenso delle varie mete balneari italiane. Portare le cartoline online, ribaltare la spensieratezza un po’ naive delle frasi, inserire delle icone della sofferenza da noi tutto tollerata nella tradizionale superficialità del panorama marittimo è stato un esercizio semiotico facile da comprendere e libero a molte interpretazioni. Il messaggio è: l’estate, la vacanza, la nostra vita non possono andare avanti come se nulla fosse, saluti e baci. Se non facciamo niente siamo coinvolti. Parole e immagini e esclamazioni affettuose e palme e cuoricini sono, insieme, inseparabilmente, la ricetta di un severo richiamo a noi stessi e all’azione.

Quando la rete crea appartenenza

La chiamata alle arti ha avuto una grande risposta ed è stato per noi del tutto inaspettato. Nel giro di un mese ci sono arrivate più di trecento creatività e la cosa sorprendente è che la partecipazione è stata unanime, anche persone non addette al settore hanno inviato il loro messaggio di dissenso.

Un grande aiuto ci è stato dato dal nostro ufficio stampa Bovindo, che fin da subito ha creduto moltissimo nel nostro progetto. Siamo stati pubblicati su diverse testate italiane tra cui: Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale che ci hanno dato tanta visibilità.

Durante la call abbiamo coinvolto artisti e designer importanti come Luca Barcellona, Fernando Cobelo, Antonio Marras e Colapesce e aperto collaborazioni con le ong che ci hanno sostenuto tra cui Open Arms e Medici Senza Frontiere.

La seconda parte della campagna è stata caratterizzata dal contest vista mare, indetto a inizio agosto una volta terminata la call. Il contest consisteva nel far votare dal nostro pubblico le dieci cartoline preferite, così facendo abbiamo coinvolto attivamente i nostri followers. Abbiamo ricevuto più di 12.000 voti online e le creatività vincitrici sono state stampate in 1000 copia ciascuna su carta riciclata da una tipografia sociale.

Durante il contest vista mare abbiamo deciso di girare un video, tanto di vacanze neanche l’ombra! Ci siamo ritrovati tutti a Torino una mattina presto e abbiamo girato il video lancio della campagna e dell’azione in piazza del 30 settembre. Per questo video abbiamo chiesto a nostri amici registi e addetti al settore, un’intera giornata passata tra prove, scene, dialoghi, panini e birrette.

L’approdo in piazza: dal Digitale al Reale

Dopo la fine del contest il giorno dell’azione in piazza era sempre più vicino e organizzare tutta la logistica non è stata semplice, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Avevamo tutto pronto: le diecimila cartoline, il tavolino color pistacchio, i banner, i salvagenti e la favolosa cassetta della posta, costruita apposta per l’occasione. La grande raccolta firme si svolgeva contemporaneamente in due città: Roma (Piazza del Pantheon) e Milano (Piazza del Duomo).

Durante questa giornata abbiamo invitato le persone a scrivere un messaggio di dissenso sul retro delle cartoline. Questi messaggi sono stati consegnati al Viminale il 3 ottobre, proprio in occasione della Giornata Internazionale della Memoria e dell’Accoglienza e insieme a noi c’erano anche i ragazzi della rete Restiamo Umani. Il Ministro Salvini, ovviamente, non ci ha ricevuto, ma noi abbiamo comunque mantenuto la promessa fatta ad inizio campagna e consegnando le cartoline al suo staff.

E adesso?

Il successo della campagna è stato per noi del tutto  inaspettato e sorprendente.

La campagna è stata completamente autofinanziata e gli unici costi della campagna sonos stati per il materiale, come la stampa delle cartoline. Durante la campagna e successivamente  siamo stati invitati a partecipare a numerosi eventi e mostre in giro per l’Italia: Bari, Torino, Roma, Verona e insieme a Cheap Festival abbiamo realizzato delle affissioni delle cartoline in Via Irnerio a Bologna: i manifesti epistolari.

Cosa abbiamo imparato da questa campagna? Che esiste un patrimonio creativo là fuori, una rete di persone con competenze tecniche e artistiche che hanno dimostrato di avere tempo, voglia e expertise da dedicare a cause umanitarie.
E la cosa più bella è che siamo pure in tanti.

Solitamente, chi come noi, lavora nel mondo della comunicazione, raramente si espone politicamente o su temi di questo tipo, ma in un contesto come quello odierno, con la sempre più crescente ondata di nazionalismi e populismo, è ormai indispensabile prendere una posizione e far sentire la nostra voce.

L’immedesimazione è il Santo Graal della comunicazione sociale, ma è anche un ingrediente della compassione e della solidarietà. Non c’è comunicazione, non c’è pubblicità, senza esempi, richiami, citazioni, messe in scena di atti quotidiani. Non c’è solidarietà senza immedesimazione. La domanda è se questa debba passare per la riattivazione della memoria, la rilettura collettiva del passato o per una lettura più approfondita del presente. Dal canto nostro ci sentiamo di dire: dare un nome e una storia alle vittime di oggi è più forte che ricordarci che eravamo noi le vittime ieri.

Ieri è lontano e richiede troppa astrazione. Oggi è qui, davanti a me che qualcuno soffre e non c’è proprio niente da immaginare.